Intervento di Rutelli sugli esiti elettorali
Sul sito della Margherita nazionale trovate l’intervento di Rutelli approvato dalla direzione federale.
E’ interessante, anche perchè si tratta della posizione ufficiale della Margherita sui dati emersi da questa tornata elettorale.
L’intervento analizza 4 punti principali:
- LA SCONFITTA DI BERLUSCONI
- IL RISULTATO POSITIVO DELLA LISTA UNITARIA
- IL FORTISSIMO SUCCESSO DEL CENTROSINISTRA NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE
- I RISULTATI INSODDISFACENTI DELLA MARGHERITA NELLE AMMINISTRATIVE
Vi copio-incollo qui di seguito la parte che riguarda più da vicino l’analisi dei risultati ottenuti come Margherita alle amministrative, interessante anche riguardo al post precedente…
4. I RISULTATI INSODDISFACENTI DELLA MARGHERITA NELLE AMMINISTRATIVE
Abbiamo visto differenze sensibili nei risultati nelle elezioni europee, quanto alle percentuali e ai valori assoluti, tra il Nord, il Centro e il Mezzogiorno. Occorre un’analisi scientifica e qualitativa dei dati, e ci impegneremo per fornirla al Partito.
Ci stiamo abituando da anni alle differenze anche assai grandi nei consensi territoriali alle forze politiche. Nel 2001, il voto alla Margherita fu un voto nazionale, con differenze territoriali molto meno marcate rispetto a quelle degli altri partiti consolidati. Un elemento significativo che tendiamo a trascurare, tuttavia, è il differenziale che sin dal 2001 si è prodotto tra il voto politico e il voto amministrativo. Già in quella occasione chi votò per le amministrative dette molti voti in meno alla Margherita rispetto a quelli per le politiche (raccogliemmo un 11,3% medio nelle provinciali, l’11,4% nei comuni capoluogo a fronte del 14,5% nazionale). Allora c’era l’Udeur, e dunque si potrebbe sostenere che l’11,1% delle provinciali 2002 e il 10% delle provinciali sia nel 2003 che nel 2004 costituiscano una sostanziale conferma. Ma ci interessa fare un’analisi rigorosa e stringente: il profilo dei nostri consensi, ben visibile nella prova elettorale di quest’anno, è decisamente cambiato. La netta perdita di consensi assoluti nelle grandi città, espressione di un voto di opinione non organizzato, si è affiancata a un maggiore radicamento e a risultati decisamente migliori in altre parti del paese, e soprattutto nel Sud.
In che direzione abbiamo perso consensi nelle grandi aree urbane? Le prime valutazioni sui flussi elettorali ci dicono che i DS – parzialmente penalizzati stavolta verso la loro sinistra – avrebbero recuperato una quota dei consensi andati a DL nel 2001; una parte dei nostri voti del 2001 semplicemente non è stata espressa, limitandosi numerosi simpatizzanti della Margherita ad esprimere un voto per la coalizione, ovvero per il Presidente o il Sindaco; e una parte non marginale del nostro voto – definito “leggero” dagli analisti proprio per il consenso recente, non sedimentato e tanto meno irreggimentato – sarebbe rifluita in astensioni o schede bianche. Un’altra forte intercettazione l’hanno svolta le liste civiche e dei Presidenti o Sindaci (si guardi ai casi della Sardegna, di Bergamo, di Bari, della provincia di Cremona per fare alcuni esempi maggiori). Infine, ci sono gli effetti obiettivi della dispersione: se a Milano nelle elezioni politiche l’elettore doveva scegliere tra soli 4 simboli affiancati a quello dell’Ulivo, nelle ultime provinciali i simboli sulla scheda erano addirittura 32, di cui una decina associati al Presidente Penati.
Se tutti i sondaggi di opinione sul voto politico registrano regolarmente un consenso alla Margherita che da un anno a questa parte ha oscillato tra il 13 e il 16%; se le elezioni regionali più recenti (non solo il Trentino, ma anche il Friuli e le stesse votazioni in Sardegna) registrano valori intermedi tra le amministrative e le politiche del 2001; se in tutti i casi in cui si vota per le Circoscrizioni noi registriamo netti differenziali positivi rispetto alle Comunali (in molti casi a causa della necessità di scegliere un simbolo di partito in assenza del nome del candidato a capo della coalizione locale): tutte queste ormai evidenti differenze indicano che il nostro partito dispone oggi di uno “zoccolo” nazionale attorno al 10%, che tale consenso si può tradurre – in presenza di buone campagne, una visibile vocazione unitaria, buoni candidati – in risultati tra il 10 e il 15% in media, mentre è confermata una generica simpatia nei nostri confronti – non una propensione al voto – da parte di circa un terzo dell’elettorato.
Due domande, allora, ci dobbiamo fare: la condizione del 2001, con l’associazione nel simbolo della Margherita del nome del candidato premier dell’Ulivo e dunque con un significativo premio “coalizionale”, deve considerarsi irripetibile quanto a risultati nazionali? Il calo dei consensi di opinione nelle grandi aree urbane – laddove è molto meno significativo il voto legato a conoscenza diretta e legami con i candidati -è un indicatore di una difficoltà destinata a ripetersi? Dobbiamo cercare di comprendere e di rispondere, e nelle conclusioni cercherò di proporre alcune chiavi di iniziativa.

