In giunta…
Sembra che il confronto tra il neo-sindaco Campedelli e le forze che lo hanno appoggiato abbia condotto all’individuazione di tutti gli assessori che comporranno la giunta.
Tra i nomi che La Margherita ha proposto sono stati individuati Alberto Allegretti e Cristina Catellani. Allegretti svolgerà anche la funzione di vice-sindaco.
Al di là della stima per le due persone, che non è in discussione, tale decisione non può -a mio avviso- essere soddisfacente.
Innanzitutto la richiesta di tre assessori (rinunciando,visti i risultati elettorali, al quarto che pur la Margherita aveva nella precedente legislatura) non è stata accolta. In questo modo si indebolisce fortemente la “gamba” moderata e riformista dalla coalizione, e questo non può che portare a un generale indebolimento della coalizione stessa, che temo sconteremo non solo nel governo della città ma anche nei prossimi appuntamenti elettorali (regionali prima e politiche poi).
In secondo luogo non si tiene minimamente conto che sono state proprio le componenti popolare e democratica, oggi insieme nella Margherita, a dar vita con i DS alle prime esperienze di governo locale di “centro-sinistra”, quando questa prospettiva era tutt’altro che “pacifica”. Allora ce ne siamo assunti il rischio, oggi -che forse ne paghiamo in parte lo scotto- vedo che chi dovrebbe tenerne conto non ricorda più quella fase.
Come ho sostenuto anche nei post precedenti la scelta di percorrere una strada diversa per individuare gli assessori di area “Margherita” da quella assunta dall’assemblea del partito nei mesi scorsi (che, lo ricordo, era di puntare sulla continuità amministrativa con Marino e Allegretti, rafforzando l’innovazione con l’inserimento di Malvezzi -o chi per lui) è una scelta non di poco conto e che rischia di avere pesanti conseguenze.
Innanzitutto mette in forte difficoltà il coordinatore del partito di fronte agli iscritti, a cui sarà necessario spiegare come questo sia successo. Nei vari coordinamenti a cui ho partecipato è emerso un forte disagio di fronte a questo cambiamento di rotta; il rischio è che tale disagio si traduca in uno scarso sostegno del partito a uno o all’altro degli assessori, solo in parte passati al vaglio degli organi collegiali del partito.
Sarà necessario capire a chi far risalire la responsabilità di questa scelta che, lungi dall’accontentare tutti (come credo qualcuno abbia pensato) potrebbe spaccare ulteriormente il partito, se ad una autonoma scelta del Sindaco o al gruppo dirigente della Margherita, e trarne le conseguenze.
In secondo luogo questa scelta mette altrettanto in difficoltà il partito nel suo insieme di fronte a tanti elettori che hanno espresso la loro preferenza prefigurando una possibile “squadra” e che ora si trovano con nomi diversi. Non ho difficoltà ad ammettere che in questi giorni in tanti mi hanno chiesto “cosa stesse succedendo”; le risposte le troveremo man mano che il clima arroventato di questi giorni si raffredderà, credo.
Avevo detto (e scritto anche qui) che questo passaggio poteva e doveva essere l’occasione per mettere definitivamente una pietra sopra a quelle divisioni interne che ci hanno indebolito finora. La mia impressione è che non sia stato così. Non tanto e non solo nel risultato ottenuto. Forse ci abbiamo provato e non ci siamo riusciti. Forse non ne abbiamo avuto il coraggio. Forse non abbiamo colto l’occasione per crescere. Forse non abbiamo voluto.
Rimane il fatto che anche questa vicenda ci segnala l’esigenza vitale per La Margherta di Carpi di muoversi unita, con chiarezza e coerenza, mettendo da parte personalismi e personalità ingombranti, inutili e dannose in nome di progetti comuni e condivisi, sui quali chiedere la fiducia degli elettori.
A questo punto credo sia ora di voltare pagina e di mettersi a lavorare: abbiamo la giunta, abbiamo i consiglieri comunali; spero che presto ricominceremo a parlare di idee, programmi, progetti perché il mondo non sta ad aspettare che Carpi si sistemi…

