…per Carpi

(dal 2004 al 2009 è stato il) diario di un consigliere comunale

Alzarsi e andare incontro alla pace

Ecco l’intervento di ieri sera al Consiglio Comunale allargato alla cittadinanza sui temi della guerra, della pace e del terrorismo…

Come potete vedere dai post precedenti il testo non è solo frutto della riflessione di noi tre consiglieri della Margherita, ma anche dei contributi che in diversi ci hanno inviato, e che ringrazio.
Il tempo per gli interventi è stato volutamente contenuto, per dare la possibilità a quante più persone possibile di intervenire, anche il nostro intervento quindi è stato necessariamente compresso, ma mi sembra che i contenuti non ne abbiamo risentito…
…a voi il giudizio, e grazie ancora della collaborazione

Innanzitutto vogliamo esprimere la nostra vicinanza, come Gruppo Consiliare “La Margherita” -anche a nome dei nostri iscritti e simpatizzanti- a quanti in queste ore sono in ansia per la sorte di Simona Torretta e Simona Pari esprimendo la più ferma condanna ad ogni atto di terrorismo, ovunque e contro chiunque questo sia compiuto, ribadendo come solo la cooperazione tra i popoli e le nazioni può portare ad una pace vera e compiuta.

Ci uniamo quindi a quanti, in questi giorni e in queste settimane, hanno fatto proprio l’appello al Governo Italiano affinchè faccia tutto quanto è nelle proprie possibilità per giungere al più presto alla liberazione delle nostre connazionali. Augurandoci che ci sia ancora tempo…

Proprio per la delicatezza di queste ore questo sarà l’unico riferimento alla politica del nostro Governo, che – come è noto- ci vede peraltro su posizioni di notevole distanza.

La situazione in Irak rende evidente, anche per quanti ancora non avessero rilevato questo dato, come la strada dell’unilateralismo abbia ormai fatto il suo tempo (se mai l’ha avuto) e debba essere superata con un coinvolgimento di altre realtà internazionali -non come ulteriore “potenza di fuoco” ma in modo realmente compartecipato.
Prima fra tutte l’Unione Europea, che deve parlare con “una voce sola” su questi temi, non solo per il proprio ruolo economico e geografico, ma anche per la propria storia. Una storia -quella dell’Europa e dell’Unione Europea- che testimonia come sia veramente possibile costruire la pace dalle macerie lasciate dalla seconda guerra mondiale.

E’ su questo – a nostro avviso- che bisogna concentrarsi: non tanto “fare la pace”, fermare la guerra, ma
costruire una Cultura di Pace.
Non esistono scorciatoie o autostrade che portino più velocemente alla meta, all’obiettivo. Costruire la pace.

Non vogliamo però -in questa serata- sottrarci alle nostre responsabilità discutendo solo di strategie internazionali, geopolitica e così via. Non è nemmeno sufficiente dichiarare la propria solidarietà, anche se è doveroso e importante, soprattutto in questa occasione.

Dobbiamo fare uno sforzo per tradurre queste posizioni in azioni concrete che la nostra città, ciascuno di noi nella città, possa mettere in atto.

Dobbiamo avere il coraggio di chiederci cosa significa essere contro la guerra, contro il terrorismo, per la pace, a Carpi, come cittadini di Carpi, come amministratori di Carpi, e poi agire di conseguenza.

Carpi è certamente una città aperta e tollerante.
Ma non ci si può fermare a questo. Carpi può essere e deve essere una città di pace.

Lo sarà nella misura in cui sapremo educare i nostri giovani al confronto e al dialogo. Nella misura in cui non solo le scuole, ma tutte le istituzioni si faranno carico di questo compito educativo.

Carpi sarà città di pace se saprà valorizzare le esperienze di tanti cittadini che vivono, singoli o insieme, solidarietà, impegno, partecipazione.
E se saprà ascoltare la voce anche di chi esprime idee, valori, opinioni -come si dice- “scomodi”.

Carpi sarà città di pace nella misura in cui sapremo integrare sempre più nel nostro contesto sociale persone di culture diverse, rispondendo a bisogni ed estendendo diritti.
E non si tratta -come qualcuno, anche stasera, potrebbe pensare- di semplice “buonismo”. Estendere diritti, permettere l’integrazione, significa estendere di conseguenza i doveri, le responsabilità, cancellare le zone d’ombra. Richiede a entrambe le squadre di giocare la stessa partita con le stesse regole. Richiede alle squadre di riconoscere che c’è un arbitro. Non è questione da poco nemmeno per chi -questi diritti- li acquisisce.

Carpi, infine, sarà città di pace nella misura in cui saprà valorizzare sempre meglio le testimonianze che la storia ci ha lasciato, proprio sul nostro territorio, per non dimenticare a cosa portano l’odio e guerra.
Non solo il campo di Fossoli o il Museo al deportato ma anche tante testimonianze di persone, nostri concittadini, che hanno dato la propria vita per gli altri, Odoardo Focherini, Mamma Nina o suor Angela Bertelli, per fare esempi anche attuali.

In conclusione, permettetemi, Carpi sarà una città di pace se sapremo ispirarci al messaggio che proprio le nostre due connazionali ora ostaggio in irak indirettamente ci inviano:
la pace non è una parola astratta, non è un concetto, la pace è impegno, è fatica, è anche fallimento e dolore.
E’ vero: “la pace cammina piano…”,
credo che sia nostro dovere rimboccarci le maniche, alzarsi e andarle incontro.

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