…per Carpi

(dal 2004 al 2009 è stato il) diario di un consigliere comunale

Alle primarie io sostengo Enrico Letta, tu cosa fai?

Ho deciso di unirmi a tanti altri nel sostenere la candidatura di Enrico Letta alle primarie del Partito Democratico.

Una decisione basata sulla stima per Letta, da un fatto “generazionale” ma anche e soprattutto su quelle due “parole chiave” pronunciate nell’ormai famoso video su YouTube:

  • “vorrei che il PD riconquistasse la parola libertà
  • “l’unico modo per evitare l’effetto calderone è la chiarezza e la trasparenza. Quello che ci chiedono di più in assoluto è una politica che decida: fatti precisi, concreti, scelte”

Avremo modo di approfondire e confrontarci su questo, per ora mi limito a riportarvi alcuni “flash” tratti dall’intervento di Letta alla Festa regionale della Margherita in Lombardia dello scorso 27 luglio. In questi “spezzoni” trovo una sintesi efficace delle motivazioni che mi spingono a supportarlo.

Con la mia candidatura offro uno strumento di partecipazione per fare del Partito democratico un partito più aperto di quanto sarebbe se io e altri non ci candidassimo.

[...] la nostra e’ una sfida che deve parlare soprattutto a quella parte
d’Italia con la quale abbiamo avuto piu’ difficoltà
che dialogo in questi mesi. Dobbiamo parlare soprattutto a questa Italia con cui ci siamo parlati poco”.

[...] Il mondo cattolico ha interiorizzato il bipolarismo che sta vivendo e quindi e’ schierato, vota e appoggia nelle sue singole identita’ il centrosinistra ed il centrodestra. Per il Partito democratico sarebbe paradossale se non parlasse a questo mondo. Il Partito democratico deve essere particolarmente attento a questo mondo e ritengo sia una delle sue piu’ importanti missioni

Mi piacerebbe sapere che ne pensate e raccogliere la vostra disponibilità a dare un mano in questa avventura per riconquistare la parola libertà,

Una buon punto di partenza per informarsi sulle novità della candidatura di Letta è il sito www.enricoletta.it, in particolare la sezione news.

C’è anche un approfondimento (lì la chiamano lens) su Squidoo ma, soprattutto, vi consiglio una ricerca su Technorati con parole chiave enrico letta che vi darà il quadro su tutto quanto viene detto online in tempo reale…
Se vi va di restare aggiornati sulle prossime iniziative non avete che da scriverlo nei commenti o -come sempre- iscirvendovi alla newsletter o contattandomi via email.

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4 commenti a “Alle primarie io sostengo Enrico Letta, tu cosa fai?”

  1. ..:digital||divide:.. » » Come coinvolgere la blogosfera in una “convention” politica ha scritto:

    [...] Da Nicola c’è solo da imparare, ma visto che lo chiede, aggiungo le mie idee in libertà, che si potrebbero definire condizionate da un pericoloso “conflitto di interessi” in qualità di blogger politico, sostenitore di Letta, professionista del settore… [...]

  2. Roberto Benatti ha scritto:

    Io sostengo che il PD nasce morto, ti invito anche a leggere il mio commento su Voce a riguardo prima di commentare.

    Penso poi che lo stesso Letta sià già scoppiato, e che l’altra sera abbia fatto una pessima figura a Ballarò dimostrando con tutti i suoi “faremo, faremo, faremo” di non avere per nulla capito lo stato reale del paese e che cosa serve davvero: una scossa di gente un poco “palluta”.

    Sai che sono abbastanza onesto: non sono stati all’altezza né Tremonti, né Maroni né soprattutto il “mio” presidente di Confartigianato, perché anche loro hanno perso tempo su robe inutili.

  3. Stefano Garuti ha scritto:

    @Roberto: Leggerò l’articolo di Voce, allora, e poi aggiungerò la mia…

    Stefano

  4. Roberto Benatti ha scritto:

    Sul numero scorso di Voce il giovane Andreas Guidi ha colto il problema e ha proposto una soluzione: sostituire una classe dirigente obsoleta, stantia e inadeguata con giovani freschi, tecnologici, informati e competenti.

    Per farlo, però, ci vorrebbe un’atomica. L’Italia, infatti, non è governata dai politici, ma dai potentati, nazionali e locali: sindacati, associazioni, gruppi influenti, banche e fondazioni, parrocchie, circoli, bocciofile, club del tennis e del cotecchio. Tutti a chiedere soldi, in primis. E tutti caratterizzati da forti barriere all’ingresso e da una politicizzazione ben definita anche se celata in nome dell’equidistanza. Formati da una casta dirigente che spesso si moltiplica per accoppiamento dei confratelli (quasi mai a fini riproduttivi); da alcuni paggi che accettano di tutto, in cambio di denaro, o notorietà, o anche solo per esserci; da alcune spie che fanno anche da freno, pilotate da esterni interessati, in prevalenza oligarchici e cattocomunisti; e dai soliti pochi che con il loro lavoro appassionato muovono le cose.

    In quegli ambiti ristretti le menti si chiudono, gli argomenti si ripetono, e così come i dialetti sono stati per millenni una forma di difesa nei confronti degli stranieri, ora lo sono il gergo, i comunicati vuoti da quindicimila battute e la fede carismatica. E’ quasi impossibile abbattere quei muri, che anche se sono stati per decenni all’ombra di quello di Berlino, sono nati millenni prima di esso e del comunismo, e moriranno millenni dopo di esso e del capitalismo, del liberismo, del partito democratico e dei circoli virtuali o reali che siano. Il muro di Berlino sarà ignoto ai giovani, ma con la sua caduta ha determinato un reale vuoto culturale: mentre i giovani ciellini e i giovani azionisti hanno conservato i loro riferimenti storici nella fede, nei papi, nella patria e nell’orgoglio, quelli di sinistra non possono più fare riferimento ai miti sessantottini e alle lotte per la dignità del lavoro. Oggi vedono solo la pochezza culturale dei maestri (e professori) partoriti da quel Sessantotto. Vedono i sindacalisti occupare poltrone, palazzi e palazzine. E vedono creare per fusione fredda e liste bloccate un partito nato già morto, se non altro perché è nelle mani delle stesse cariatidi di sempre, ha gli stessi sponsor di sempre, e gli unici messaggi nuovi che porta sono quelli mutuati dalla destra, come la sicurezza e la competitività. Mantenendo ovviamente posizioni mediane sul welfare e sulla flessibilità, quasi a voler litigare per forza con i pochi seguaci dell’ideologia che fu, e che oggi sono accusati di massimalismo dagli stessi compagni di viaggio. Con i quali si condivide solo l’odio per il mondo artigiano e professionale, ultimo residuato delle lotte di classe.

    In questa pochezza politica generale hanno gioco facile i potentati, e dilagano scalate, fusioni, compravendite, rottamazioni, mobilità e concessioni. E dopo i girotondini e i movimenti, ecco i comici, i guitti e i blogger, che trovano, guarda caso, largo consenso a sinistra, dove ci sono evidentemente molti più vuoti (oltre che pagine web) da riempire. Ma non è così che si spezzano certi legami, caro Direttore: e saranno tutti messaggi postati a vuoto.

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